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La storia dell’arrampicata

da / Pubblicato in Basi del Denaro, Blog

L'arrampicata

Alle volte nelle situazioni più inaspettate arrivano degli insegnamenti impensabili che ti segnano, ti fanno riflettere e alle volte ti cambiano davvero la vita. L’arrampicata è molto di più di una storia è una metafora della vita.

 

Un piccolo passo indietro…

È un giorno come un altro, accompagno mio figlio Matteo a fare l’arrampicata. Premetto che fino a qualche mese fa non sapevo esistesse uno sport al coperto come questo e quando me l’hanno raccontato pensavo avrei dovuto portare mio figlio in montagna ogni martedì, ma la palestra consiste in pareti attrezzate con dei sassi e corde di sicurezza che simulano le pareti rocciose.
È la seconda volta che accompagno mio figlio in questa palestra, ricavata in alcuni spazi sottostanti i gradoni del Mandela forum di Firenze.

Matteo è un appassionato di questo sport, lo avevamo intuito già dopo 6 mesi dalla sua nascita perché passavamo il tempo a raccoglierlo da qualsiasi cosa verticale a cui si poteva aggrappare… inoltre fin da piccolissimo, in vacanza in Sardegna, ogni estate, passava ore ad arrampicarsi sulle rocce, mentre noi, invano, gli intimavamo di scendere.

Così un nostro amico, alpinista, ci consigliò di iscriverlo all’arrampicata sportiva, spiegandoci tutti i vantaggi di questo sport e quanto fosse sicuro (io avrei preferito nuoto… ma vabbé!). Quest’anno mia moglie lo ha iscritto a questo sport, in aggiunta all’inglese ed al karate che già pratica… personalmente mi sembrano troppi impegni, ma lui è felice così e certo non gli manca l’energia.

Ecco che, trovandomi da queste parti, ho deciso di portarlo io in palestra, perché mi fa piacere vedere cosa fa e so che lui è contento di farmi vedere quanto bravo è. Mi presento fuori scuola ed appena mi vede mi salta addosso contento di sapere che lo accompagnerò io in palestra. Entriamo in auto e ci incamminiamo verso il Mandela forum.

 

Se una cosa è facile che gusto c’è?

Mentre guido gli chiedo della scuola ed il mio ometto mi liquida con un “tutto bene” che mi lascia senza speranze di approfondire, così decido di stare in silenzio e guardarlo dallo specchietto mentre mangia la merenda con un volto deliziato. Ad un certo punto mi dice: “papà (si vivo a Firenze, ma sono napoletano e quindi sono papà, non babbo…), l’arrampicata è uno sport difficile, vero?
Si amore, lo è!” rispondo.
Sai perché mi piace? Perché è difficile arrampicarsi, ci vuole molto sforzo, ma poi dopo un po’ ti sorprendi vedendo fin dove sei arrivato!
Io rimango a bocca aperta, lo guardo e gli dico di ripetere. Lui sbuffa e ripete le stesse parole.
Passo tutto il tempo a guardarlo, senza parlare.
 

L’arrampicata è uno sport difficile, ci vuole molto sforzo,
ma dopo un po’ ti sorprendi vedendo fin dove sei arrivato.

 
 

Impegnarsi fortemente verso un obiettivo

Per me è stato incredibile osservarlo, ecco cosa ho visto:
Matteo guarda la parete, poi si batte le mani sul pantalone e parte veloce verso di essa; si posiziona, prima con la mano sinistra, poi la destra, mette piede sinistro e poi destro su due appigli ed inizia a scalare, mano piede, piccoli passi, sicuri e veloci.
Di tanto in tanto si gira a guardarmi con uno sguardo fiero e compiaciuto, io lo sfido ad andare ancora più su con un movimento del mento; continua sorridendo, guarda il prossimo appiglio, si batte la mano sinistra sul pantalone, si slancia spingendo con le gambe e prende la pietra più in su. Va avanti così, poi rallenta, si guarda in giro, sceglie la presa, un po’ troppo in alto per lui, guarda in giro se c’è altro, non ha altre scelte.

La scalata della vita

Ha bisogno di slanciarsi per arrivare lì su, gli basterebbero 3 cm più di altezza, per farcela agilmente, ma non li ha e non se ne fa un problema. Così posiziona bene i due piedi su due differenti pietre, le gambe sono appena un po’ piegate, posiziona entrambi le mani sullo stesso appiglio, una piccola sporgenza che assomiglia ad una pietra appuntita e scivolosa. Inizia a dondolare usando la pietra come fulcro e le due braccia come l’asta di un pendolo, dondola muovendo il corso sui fulcri a cui è agganciato mentre con lo sguardo fissa il punto dove vuole arrivare, dondola ancora un pochino, si slancia con le gambe, lascia la presa dalla pietra appuntita con la mano destra e si protrae verso l’obiettivo con tutto il corpo per agganciarsi all’altro appiglio.

Lo prende, molla l’altra mano ed i piedi, tutto il corpo a questo punto è ancorato ad un nuovo punto attraverso una presa con la mano destra, ma la roccia è piccola e la presa non ancora abbastanza salda. Cerca di agganciare un sasso con i piedi, ma non riesce a trovarne uno giusto, così ci riprova, mentre rimane agganciato con la mano destra e con la sinistra trova un altro aggancio laterale per fermare il dondolio del suo corpo; posiziona il piede, molla un po’ la presa della mano destra, il piede scivola e lui cade sul materasso sottostante.

 

La paura di chi ti sta intorno

Mentre guardo questa scena mi rendo conto che il mio sguardo è rigido e preoccupato, dentro di me penso: “cazzo è caduto, peccato!”. Respiro e mi rilasso, mentre lui si gira a guardarmi sorridente, così sorrido e gli mostro il pollice in su. Lui mi guarda ed urla : “hai visto che bravo, per un pelo non ce l’ho fatta!” poi si gira e riguarda la parete, come a sfidarla, mentre gli altri genitori e l’istruttore gli fanno un piccola applauso e lo incitano.

Sii inarrestabile

L’istruttore gli si avvicina e gli sussurra qualche segreto per superare quel punto. Lui annuisce, mentre continua a guardare fisso la parete nella zona da dove è caduto, si impolvera le mani, le batte sul pantalone e riparte verso la parete. Si aggancia ad essa, si gira e mi guarda con un sorriso radioso sul viso, poi si gira verso la parete e ricomincia.

 

Sii inarrestabile

A questo punto medito su quanto quel bambino di 7 anni mi stava ricordando, o forse insegnando. Fin da piccolissimi io e mia moglie abbiamo insegnato ai nostri figli di essere inarrestabili, irremovibili verso il loro successo, lo abbiamo fatto perché questa è una parte fondamentale del nostro messaggio, cioè andare avanti verso il proprio sogno, obiettivo o meta, in maniera forte e determinata, senza mai fermarsi; questo è un pilastro della mia vita, della nostra vita insieme e vogliamo che i nostri figli siano uomini forti e risoluti, inarrestabili nella espressione di sè stessi!

Essere inarrestabili

Ma la domanda che ora mi pongo è qual è l’atteggiamento giusto per andare sempre avanti nella vita, nella finanzia o nel business?
Molto spesso sono rabbioso, anzi per dire il vero troppo spesso m’incazzo alla grande quando qualcosa va diversamente da come mi aspetto, allora mi isolo, perché ho bisogno di pensare, ragionare, rivedere il film di ciò che voglio e poi ripartire.
Invece mio figlio si scrolla le sensazioni di dosso con un sorriso, batte le mani sul pantalone ed è pronto a riprovare. È pronto a ricadere, ma mai e poi mai è pronto a fermarsi.

Perché l’arrampicata è faticosa, ma poi ti sorprendi per dove sei arrivato.
Grazie Matteo, sii inarrestabile!
Antonio

 

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12 Commenti to “La storia dell’arrampicata”

  1. Davide says : Rispondi

    non è solo quando perdi la fiducia in quel che fai o nelle persone ma è anche quando le persone che ti stanno vicino che dovrebbero esserti di supporto non hanno fiducia in te. In quei momenti i pilastri principali della tua “casa” chiamata VITA si sgretolano. Cerchi di mantenerli su ma con molta difficoltà. Ed ogni giorno è sempre un giorno nuovo che sembra uguale a quello di ieri. Ti butti nel lavoro cercando vie di uscita e non riesci a superare le difficoltà.
    Dobbiamo arrampicarci senza supporto.

    • Antonio Panico says : Rispondi

      Ciao Davide,
      ovviamente non posso sapere a cosa ti riferisci. Però prendo spunto da una tua affermazione: “Dobbiamo arrampicarci senza supporto”. C’è stato un tempo in cui ho avuto la stessa sensazione, era come essere soli di fronte alle difficoltà. Oggi benedico quei momenti, perché hanno rappresentato per me una prova, una sorpresa di dove potevo arrivare.
      Mantenendosi fermo, costante, persistente, provando e riprovando, arriverà il giorno in cui riusciamo a superare la difficoltà, riusciremo ad arrivare al nostro obiettivo, allora non sarà importante la fatica fatta, perché saremo troppo felici di essere arrivati al nostro obiettivo.

      Sii inarrestabile!
      Antonio

  2. Alessandro says : Rispondi

    mi ha toccato e commosso… GRAZIE MATTEO!!

  3. Elio says : Rispondi

    molto, molto bello .. non comune! :)
    grazie ad Antonio e Matteo

  4. Durante gli incontri del “Progetto Scuola Ciclismo” insegniamo agli alunni, in classe, proprio questi Valori. Nel loro cuore già li conoscono ed a volte li applicano inconsapevolmente. Finito il programma di incontri continuano a farlo, ma con la consapevolezza del “Perché” e del “Come”. L’impegno, a volte gravoso, ha un grande riconoscimento: “essere fermati per strada da un ragazzino che non si conosce e sentirsi dire “sto facendo come ci hai detto tu quando sei venuto a scuola … FUNZIONA !!!”. ASD Bici Club Avezzano – Team Matteo Massimiani.

    • Antonio Panico says : Rispondi

      Wow Maurizio,
      grazie per aver condiviso questo tuo/vostro successo. E’ proprio vero che i bambini sanno inconsapevolmente che posso arrivare dovunque, ed avere riconoscimento da chi sperimenta le cose che insegniamo vale tutto lo sforzo, questo è vero anche per noi.
      Grazie ancora!

      Antonio

  5. liliana says : Rispondi

    e’ molto bello quello che scrivi….ma troppo spesso la realta’ piega le tue spalle x troppi eventi negativi…ho anche seguito la legge dell’attrazione…ma niente…
    oggi è il mio compleanno….59 anni…nn li domostro ma li sento dentro…..vorrei ricordare a Qualcuno lassu’ che c’è un limite a tutto….anche alle sofferenze…..
    un abbraccio….liliana.

    • Antonio Panico says : Rispondi

      Liliana,
      intanto auguri di buon compleanno.
      Capisco che la vita e le difficoltà possano piegare le spalle, è pur vero che ogni uomo può cambiare la propria situazione con l’impegno e la dedizione. Non conosco la tua situazione, ma nella mia esperienza, ogni volta che ero giù, mi sono detto che quello era il momento per me di spingere alla grande, d’impegnarmi ancora di più.
      Per quanto riguarda la legge d’attrazione, la mia esperienza è che funziona e credo che stia funzionando anche per te. Ricorda i tuoi pensieri determinano le tue emozioni, ha effetti biochimici nel tuo corpo, ma per ottenere poi i risultati che vuoi creare, devi agire.

      Se posso aiutarti diversamente scrivimi anche in privato a info@ilgeniodeldenaro.com

      Sii inarrestabile,
      Antonio

  6. Bruno says : Rispondi

    sto leggendo i tuoi vari post e devo dire mi hanno dato una carica emotiva molto intensa, quest’ultimo mi ha letteralmente emozionato e mi ha dato tanta gioia leggere di quello che tu e tua moglie state trasmettendo e insegnando ai vostri figli. Complimenti spero di poter interagire presto con le tue iniziative, un abbraccio Bruno

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