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L’Italia può fallire?

da / Pubblicato in Blog, Economia

In un periodo di crisi economica come quello che la maggior parte dei paesi industrializzati sta attraversando in questo momento le certezze dei risparmiatori vengono meno. La domanda “L’Italia può fallire?” è nella testa di tutti.
Le Borse europee stigmatizzano questo malessere con andamenti altalenanti, mentre l’euro manifesta debolezza nei confronti del dollaro, ma chi soprattutto risente di queste condizioni di incertezza sono alcuni paesi dell’Unione Europea: Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Ungheria e Italia.

La Grecia e la crisi

Le condizioni economiche della Grecia sono gravissime, senza prestiti da parte degli altri paesi membri Atene ha già dichiarato che a marzo non sarà più in grado di effettuare pagamenti e, l’impossibilità di far fronte ai debiti assunti, significa il fallimento di uno stato.
Se all’inizio la Grecia veniva vista dagli altri europei quasi con compatimento ‘Non sono stati capaci di tenere sotto controllo il bilancio attuando delle politiche sconsiderate’ questo era il pensiero comune a Strasburgo, ci si è poi resi conto che il rischio fallimento era come un virus contagioso che si è propagato anche ad altri stati e l’Italia era proprio quella più vicina al baratro. Vediamo di capire perché uno stato fallisce e se veramente il nostro paese corre questo rischio.

I default della storia

Il fallimento di stati è già avvenuto in passato (la Spagna di Carlo V sul cui regno non calava mai il sole), ma senza andare così lontano nel tempo basta citare il Sudafrica nel 1985, la Russia nel 1998 e l’Argentina nel 2001 e, se siete dotati di buona memoria, ricorderete come fu difficile per qualche anno vivere a Buenos Aires.

La situazione dell’Italia

Ma torniamo all’Italia e l’analisi di un suo possibile fallimento. Tutti sappiamo benissimo che il debito pubblico italiano è elevato, lo è da molti anni, mentre il deficit è sempre stato tenuto abbastanza sotto controllo. Quando nel 2008 esplose la crisi importata dagli USA in molti stati europei il rapporto deficit/PIL schizzò anche al 10%, mentre nel nostro paese fu addirittura minore di quello di Francia e Germania. Ma c’è di più.
Se si esaminano le passività totali dell’Italia a confronto con le altre nazioni si ha una sorpresa, le nostre sono minori di quelle degli Stati Uniti, Francia, Germania e anche della media europea.
A questo punto si può rimanere un po’ disorientati nel constatare qual è il trattamento che viene riservato al Bel Paese dalle agenzie di rating e dai mercati, il motivo per tale comportamento non è certo quello del complotto contro l’Italia, bensì un’analisi economica che non tiene in considerazione solo la crisi del debito, ma anche la crescita.

Il PIL italiano negli ultimi anni non solo ha rallentato, ma è addirittura inferiore a quello di 10 anni fa, ciò significa che produciamo pochissima ricchezza; la nostra crescita in fatto di produttività è inesistente ed è proprio questo dato che ha messo in allarme i mercati.
Un paese che non “cresce” non offre alcuna garanzia di essere in grado di far fronte ai debiti contratti: ecco perché l’Italia viene ritenuta un paese a rischio default.

L’Italia può veramente fallire?

In teoria sì, ma bisogna tener conto che un fallimento del nostro paese, che rimane comunque una delle economie più avanzate del mondo, provocherebbe un effetto domino non indifferente che andrebbe a interessare altri stati che hanno acquistato i nostri titoli pubblici che non verrebbero più rimborsati.
Le virtuose Francia e Germania verrebbero a trovarsi in una posizione poco invidiabile, sia per il possesso di una certa quantità di nostri titoli, ma soprattutto per gli stretti rapporti finanziari e interbancari che hanno intessuto con l’Italia.

A questo punto si può affermare che molto probabilmente il default italiano non avverrà, seppure sia possibile.
La politica di austerità appena inaugurata da governo Monti e una revisione delle posizioni più rigorose all’interno dell’UE dovrebbero allontanare il rischio fallimento, ma “del doman non v’è certezza“.

Cosa succede se uno stato fallisce?

La gente ha questa visione apocalittica che se uno stato fallisce crolla tutto e smettono di esistere case, strade e ponti. In realtà non è così, tutto rimane come prima però vengono prese misure estreme per riprendersi dal default. Alle volte potrebbe essere addirittura l’unica via di uscita per poter riprendere la sovranità della propria moneta e ricominciare da capo.

In ogni caso in una situazione del genere chi soffre sono sempre quelli della classe medio-bassa per via delle forme di austerity che vengono applicate per la ripresa. La morale è che chi aspetta che “qualcosa succeda” è in balia degli eventi che, al momento, non mostrano nulla di buono. Chi invece impara a fare qualcosa per migliorare la propria condizione economica, impara ad essere causa e non effetto del suo destino, allora, qualsiasi cosa succeda sarà sempre in grado di arrangiarsi e andare avanti.

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