Inserisci USERNAME o E-MAIL

Regolarizzarsi con il Fisco: La Voluntary Disclosure

da / Pubblicato in Blog, Fiscalità

pauselliIn questo breve articolo vorrei soffermarmi su una procedura introdotta recentemente dal nostro Legislatore in merito alla regolarizzazione di attività mai dichiarate al Fisco. E’ una procedura che, indubbiamente, ha i suoi pro e i suoi contro la quale, tuttavia, ritengo debba essere nota a tutti coloro che fanno business, soprattutto in presenza di investimenti esteri.

La voluntary disclosure o procedura di collaborazione volontaria può essere attivata da tutti i soggetti che detengono patrimoni non dichiarati, non necessariamente all’estero. E’ bene specificare che non siamo in presenza di un condono di natura fiscale, pertanto la procedura in oggetto, salvo agevolazioni a livello di sanzioni, è volta a far emergere tutti i redditi non tassati dal contribuente e far pagare le imposte effettivamente dovute.

Chi può usufruirne

Come abbiamo detto, tutti coloro che detengono attività non dichiarate al Fisco. Pertanto vi possono rientrare sia le persone fisiche sia le persone giuridiche come le società. E’ evidente, tuttavia, come l’appeal di questo nuovo strumento sia legato, principalmente, alla regolarizzazione di attività estere mai dichiarate da parte delle persone fisiche, per gli inevitabili risvolti in materia di monitoraggio fiscale e di sanzioni penali. Infatti se le attività oggetto della procedura di emersione vengono contestualmente rimpatriate in Italia, si usufruisce di una riduzione delle sanzioni molto interessante, che può arrivare sino alla metà dei minimi previsti (3% per paesi collaborativi o white list, 6% per i paesi black list). Per rimpatrio si intende il trasferimento materiale delle attività in Italia o in Paesi dell’Unione Europea (rimpatrio fisico) oppure il rilascio di un mandato all’amministrazione delle attività ad una società fiduciaria residente (rimpatrio giuridico).

Come attivare la procedura

Deve essere inoltrata una specifica richiesta telematica all’Agenzia delle Entrate, contenente tutti gli investimenti e le attività di natura finanziaria costituti o detenuti all’estero. Tale richiesta dovrà essere corredata da tutti i documenti e da tutte le informazioni necessarie per la ricostruzione dei redditi e delle attività mai dichiarate.

Entro quando attivarla

La procedura può essere attivata fino al 30 settembre 2015 per sanare tutte le violazioni commesse sino al 30 settembre 2014, entro gli ordinari termini di accertamento previsti dalla norma fiscale.

Quali sono i PRO

E’ notizia oramai nota che l’Italia ha siglato degli accordi fiscali con le ultime roccaforti del segreto bancario presenti sul territorio europeo, riferendomi, in particolare, alla Svizzera. Questo permetterà all’Amministrazione finanziaria italiana di accedere ad innumerevoli quantità di informazioni, con l’obbiettivo di stanare tutti coloro che hanno detenuto illegalmente delle attività all’estero. Da questo punto di vista accedere alla procedura di collaborazione volontaria rappresenta, indubbiamente, l’ultima possibilità di far emergere questi attivi usufruendo di sanzioni amministrative molto ridotte e di vedersi esclusi da punibilità in materia penale sulle condotte legate alle attività regolarizzate.

Quali sono i CONTRO

La procedura in esame ha dei costi, riferendomi non solo al pagamento di sanzioni e imposte ma anche ai costi legati all’assistenza professionale che il contribuente dovrà richiedere per presentare l’istanza all’Agenzia delle Entrate. Infatti la procedura in se non è molto semplice, dovendo il contribuente ricostruire tutta la situazione degli attivi presenti all’estero, nonché determinare imposte e sanzioni dovute al fine di valutarne la convenienza (o meno). Considerando che gli investimenti all’estero potrebbero far emergere imposte sia sul trasferimento iniziale che sui rendimenti successivamente maturati, la definizione senza il supporto delle necessarie competenze potrebbe rilevarsi controproducente.

Conclusioni

Molto è stato scritto sull’argomento e, notizia di questi giorni, l’Agenzia delle Entrate ha prodotto una copiosa circolare esplicativa di circa 60 pagine. In questa sede era mia intenzione fornire soltanto alcune informazioni in merito all’esistenza della procedura e al suo funzionamento. Indubbiamente permangono molte criticità, soprattutto perché per regolarizzare omissioni dichiarative in merito al monitoraggio fiscale (quadro RW) senza profili sanzionatori di natura penale, esistono degli strumenti alternativi, come il ravvedimento operoso, che, a seconda dei casi, potrebbe risultare indubbiamente più flessibile.
Il nodo “penale” resta al centro della questione voluntary disclosure: infatti l’esclusione da punibilità di alcuni reati commessi nell’occultamento dei redditi emersi nella procedura collaborativa, la rendono alquanto interessante.

Fabio Pauselli
Dottore Commercialista

Lascia un Commento

TOP