Inserisci USERNAME o E-MAIL

Residenza fiscale delle persone fisiche

da / Pubblicato in Blog, Fiscalità

Residenza Fiscale

In questo articolo vorrei soffermarmi sul concetto di residenza fiscale delle persone fisiche, un argomento sempre di grande attualità e di grande incertezza interpretativa. Inquadrare correttamente la residenza fiscale di una persona deriva dal diverso trattamento tributario riservato a chi è residente rispetto a chi non lo è.

In Italia, così come nella stragrande maggioranza degli altri ordinamenti tributari, se una persona è considerata residente viene tassata sui redditi ovunque prodotti, vige in sostanza il worldwide principle. Al contrario, una persona non residente in Italia sarà tassata esclusivamente sui redditi ivi prodotti.

Dopo questa doverosa premessa passiamo ad analizzare i criteri che definiscono la residenza di una persona fisica. La norma considera residenti coloro che per la maggior parte del periodo di imposta sono alternativamente:

  • Iscritte nelle anagrafi della popolazione residente
  • Hanno in Italia la residenza
  • Hanno in Italia il domicilio

 

Il periodo di imposta e l’AIRE

La norma prevede quale periodo di riferimento l’anno solare. Il criterio che viene adottato, quindi, è quello di prevalenza temporale; sono considerati residenti i soggetti che si sono trovati in una delle 3 condizioni sopra riportate per almeno 183 giorni in un anno (184 in caso di anni bisestili). Andiamo ad analizzare queste condizioni.

Il primo requisito è l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente. La sola iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente rappresenta una presunzione assoluta di residenza fiscale italiana la quale, quindi, non è suscettibile di prova contraria. In sostanza la sola iscrizione all’anagrafe della popolazione residente è condizione sufficiente per considerare una persona fisica fiscalmente residente in Italia. Quindi, ad esempio, ci potremmo trovare in una situazione limite in cui un soggetto stabilmente residente all’estero potrebbe essere ugualmente considerato residente in Italia ai fini fiscali nel caso in cui non avesse provveduto a cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente.

Pertanto, chi decidesse di trasferire la propria residenza fiscale all’estero, dovrebbe innanzitutto cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente per iscriversi all’AIRE, ovvero l’anagrafe della popolazione residente all’estero. E’ bene, tuttavia, fare molta attenzione poiché se è vero che l’iscrizione nell’anagrafe dei residenti in Italia costituisce una presunzione assoluta di residenza fiscale in Italia, non può dirsi altrettanto per l’iscrizione all’AIRE; questa, infatti, non costituisce un elemento così determinante da ritenersi sufficiente per considerare una soggetto residente all’estero.

Il nostro Legislatore, infatti, ha legato il concetto di residenza fiscale sia ad elementi formali (come le iscrizioni alle rispettivi anagrafi) sia ad elementi sostanziali, come il centro di affari e di interessi nonché la reale presenza fisica nel territorio dello Stato.  Di conseguenza, se un soggetto si iscrive all’AIRE ma è spesso nel nostro Paese (dimora) o ha in Italia moglie e figli (centro di affari e interessi), potrebbe essere considerato fiscalmente residente in Italia.

In un prossimo articolo andremo ad analizzare nel dettaglio gli altri due requisiti necessari per stabilire la residenza fiscale di una persona fisica, quello di residenza e quello di domicilio.

Rimango a disposizione nel caso necessitaste di consulenze o approfondimenti specifici sulla vostra situazione.

Fabio Pauselli
Dottore Commercialista
Revisore Legale dei Conti

Lascia un Commento

TOP